20.01.2009


LE RAGIONI DI UN VIAGGIO

Sono tornato ieri da Praga, dove sono stato a commemorare i 40 anni dall'estremo gesto di Jan Palach, lo studente ceco che si dette fuoco in Piazza San Vinceslao per richiamare l'attenzione sui valori della libertà, all'indomani della repressione della Primavera di Praga da parte dei sovietici.

Ero andato a Praga raccogliendo l'invito di Franco D'Alfonso, un appassionato intellettuale del Partito Socialista, che insieme a Pia Locatelli ed ad alcune associazioni del nord-ovest, avevano ritenuto importante la presenza di una delegazione italiana del Partito Socialista, l'unico partito della sinistra italiana che quarant'anni fa aveva sostenuto la Primavera di Praga.

Ho deciso di andarci non tanto in nome del Partito Socialista (i cui esiti del congresso dello scorso luglio mi hanno profondamente deluso), ma come atto di riconoscimento dei valori del socialismo liberale (in Italia purtroppo sostenuti apertamente soltanto dal minuscolo Partito Socialista), che sono esattamente quelli che hanno ispirato la Primavera di Praga.

Appena ho saputo di questa iniziativa, non ho avuto alcun dubbio. Dovevo esserci. Mi ha subito affascinato la possibilità di incontrare persone che tenessero in così tanta considerazione quel gesto, che rappresenta uno degli atti più eroici nella storia dell'uomo per l'affermazione dei principi di libertà.


IL PARTITO SOCIALDEMOCRATICO CECO

A Praga abbiamo incontrato gli esponenti del Partito Socialdemocratico ceco, il più vecchio partito della Repubblica Ceca (ma abolito, come tutti gli altri partiti, durante il regime sovietico), che oggi può contare su oltre il 30% di voti, in aperta contrapposizione al Partito Comunista ceco che ha un elettorato intorno al 15%.

Il grande sforzo del Partito Socialdemocratico ceco negli ultimi venti anni è stato quello di dimostrare che l'alternativa al comunismo non fosse il capitalismo selvaggio ed ultra liberista (sostenuto dai partiti di destra), ma che fosse possibile sviluppare una politica sociale improntata sui valori della libertà. Ovviamente, dopo il crollo dl regime comunista, la sete di capitalismo della popolazione ceca era così forte che le politiche socialdemocratiche non potevano avere nessun appeal. E difatti alle prime elezioni il Partito Socialdemocratico ceco prese poco più del 4%. Poi con il passare degli anni, tramontata l'illusione del capitalismo estremo, il supporto della popolazione è via via aumentato, fino ad arrivare all'oltre 30% di oggi.


IL SENSO DEL SOCIALISMO LIBERALE

Uno degli aspetti più interessanti di tutto il viaggio è stato il confronto sui valori, quei valori che mi avevano portato fino a Praga. Quei valori su cui in Italia la sinistra post-comunista non ha mai aperto un serio dibattito, per il rischio di palesare le enormi contraddizioni che la agitano da quando è crollato il muro di Berlino, e per non riconoscere che a sinistra ci sono stati valori che hanno vinto (quelli del socialismo liberale) e valori che hanno perso (quelli del socialismo marxista-collettivista). Il dramma di Tangentopoli non è stato certo il crollo del Craxismo (le cui logiche del potere non mi sento assolutamente di difendere), ma l'oblìo a cui sono stati condannati i valori del socialismo liberale, tra i pochissimi pensieri del '900 che possono dimostrare tuttora la propria validità, ed ai quali si ispirano tutte le socialdemocrazie europee.

Sui valori del socialismo liberale ci siamo confrontati con i giovani del partito socialdemocratico ceco, in particolare con Antonìn, uno studente universitario molto colto, con una speciale ammirazione per il nostro Sandro Pertini e la sua visione di libertà e giustizia sociale.

Uno scambio che ho trovato particolarmente stimolante è stato quello sul concetto di *uguaglianza*, che in Repubblica Ceca è un termine indiscutibilmente comunista, al quale la socialdemocrazia ceca preferisce contrapporre quello di *pari opportunità*, riconoscendo in questo modo il valore della libertà individuale e la funzione dello stato di mettere gli individui nelle stesse condizioni di partenza, al contrario dell'uguaglianza, che nega necessariamente la libertà individuale.

Ad Antonìn, che si è dimostrato particolarmente interessato alla ricerca intellettuale sul socialismo liberale, abbiamo promesso che invieremo dei libri di Carlo Rosselli, il fiore all'occhiello del socialismo liberale italiano.


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