27.11.2007


La nostra generazione sta vivendo delle situazioni completamente diverse
rispetto alla generazione passata. Ci è stata tramandata una certa idea di
società, di famiglia, di lavoro, che inevitabilmente va a cozzare con il
presente. C'è dentro ognuno di noi la tentazione alla conservazione, a
rifarsi a quei modelli che conosciamo già e che ci danno quel senso di
sicurezza di cui la nostra indifesa generazione è alla ricerca. Ma non c'è
niente di più sbagliato che affrontare il presente con gli strumenti del
passato. Dobbiamo metterci bene in testa, marchiato a fuoco, che la nostra
società sarà necessariamente diversa da quella dei nostri genitori. E prima
lo capiamo e prima riusciremo a migliorarlo, questo presente.

Certo, anch'io mi pongo dei grossi interrogativi. Mi chiedo dove stia
portando questa incapacità di "riprodursi" da parte della nostra
generazione. Dei trentenni e delle trentenni che non hanno figli e nemmeno
hanno la prospettiva di averne a breve. Mi chiedo se non si sia perso il
senso naturale della vita, che è primariamente quello di perpetrare la
specie.

Credo realmente che siamo una generazione di passaggio. Sia ben chiaro, un
passaggio verso una società migliore. Su questo non ho assolutamente dubbi.
Siamo in una fase dove le prospettive umane sono cambiate positivamente.
L'uomo sta diventando sempre più al centro del mondo, e questa è una
situazione che i più valenti intellettuali a partire dal '700 hanno
incessantemente desiderato.

Ma la nostra generazione, in Italia, sta soffrendo questo passaggio molto
più che negli altri paesi europei, principalmente a causa dell'incapacità
della nostra politica di guidare socialmente questi processi di cambiamento.
I partiti in Italia hanno da sempre preferito investire sulla demonizzazione
dell'avversario politico che sulla responsabile elaborazione di un modello
di Italia che rispondesse alle mutanti esigenze della società. E questa
incapacità (o meglio, indifferenza) politica ha impedito ad una intera
generazione di avere gli strumenti economici e sociali per vivere
dignitosamente (senza i sussidi della famiglia) questa fase storica.

Il basso tasso di natalità dell'Italia rispetto all'Europa è un
incontestabile indice della pessima politica degli ultimi governi. Se in
Italia i giovani non fanno figli è principalmente perché non esistono le
condizioni sociali favorevoli. Mentre un altro paese latino, la Spagna, è
stato definito il secondo miglior paese al mondo dove essere bambini.

Vorrei tanto che l'Italia diventasse un paese civile e plurale, dove
gli individui siano messi nelle condizioni di scegliere. Chi vuole sposarsi
ed avere figli, deve poterlo fare. Chi vuole investire nella ricerca
personale e professionale, anche. E' indubbio che questa difficoltà a
mettere in piedi una famiglia stia condizionando la nostra generazione
tutta, allontanando dalla percezione comune il valore della natalità. Che
non è un valore clericale, ma il presupposto stesso della vita. La nostra
generazione si sta disabituando al processo fondante dell'esistere. E questo
non ha niente a che fare con la modernità.


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