25.05.2006


Segnalo l'incantevole saggio di Carlo Rosselli, "Liberalismo socialista", datato 1923 (!). Con una attualità impressionante, viene trattato uno dei temi più affascinanti del momento, ovvero se è possibile coniugare la libertà individuale e l'autodeterminazione con lo stato sociale.

Qui sotto una mia sintesi (circa 1/10 del testo originale):

Il liberalismo non è un assieme statico di principi e di norme. Esso è da considerarsi invece in continuo divenire, in via di perpetuo rinnovamento e di perenne superamento delle posizioni già acquisite. Il contenuto concreto del liberalismo muta nel tempo; quel che è fondamentale è lo spirito, la funzione immortale, l'elemento dinamico e progressista insito in esso.

Il metodo liberale non è né borghese, né socialista, né popolare. E' un minimo di civiltà che tutti, per interesse prima personale, e poi umano, si impegnano di rispettare. E' un veicolo che può servire al trasporto di tutte le merci.

Le recenti esperienze, tutte le esperienze di questi ultimi trent'anni hanno condannato senza speranza i primitivi programmi socialisti. Specie il socialismo collettivista, accentratore, il socialismo di Stato, ne è uscito disfatto. Si credette che a espropriazione improvvisamente avvenuta dopo la conquista rivoluzionaria del potere politico, passate tutte le attività allo Stato che sarebbe divenuto il gerente universale ("governo di cose e non più di persone"), tutto sarebbe andato per il meglio. Produzione enormemente aumentata, il lavoro ridotto al minimo e reso gioioso, l'uomo libero alfine dalla schiavitù della materia e degli strumenti del suo lavoro. Eliminate automaticamente le lotte, le guerre col cadere di ogni differenza economica, e trionfatrici, sovrane, la fratellanza, la giustizia, l'amore.

Ormai nessuno crede più in coscienza a codeste favolette, e sopratutto nessuno crede più che un simile programma possa realizzarsi con codesti mezzi. Tutti vedono i pericoli enormi della burocrazia, della incompetenza, della invadenza statale, dello schiacciamento della libertà individuale, della assenza di interesse. Non parliamo poi del problema della felicità...!

Anche per i socialisti le formule semplicistiche, le formule che danno la chiave dell'avvenire e che aprono tutti gli usci han fatto il loro tempo. Non è più possibile avere un programma preciso, preordinato. Solo per grandi linee si può delineare la meta, anzi una meta, una tappa. Occorre adattarsi alle circostanze e tutto a un mondo che dal XIX secolo in qua è in continua vertiginosa trasformazione. Occorre gettar via il vecchio bagaglio dogmatico, che pesa inutilmente sulle spalle e impaccia il cammino, e adeguarsi all'esperienza. Perché solo dall'esperienza liberamente attuata può scaturire l'indicazione per il domani.

Io non credo alla dimostrazione scientifica del socialismo; non credo di possedere la verità assoluta; non intendo inchinare la fronte a dogmi, non mi illudo di avere in tasca la chiave dell'avvenire.

Il dubbio, ecco il dubbio che sorge, ecco il relativismo che compare; ecco la critica che si afferma. In questo dubbio che spinge prepotentemente all'azione, in questo relativismo che induce al rispetto degli avversari e che li considera come sprone, freno e controllo, in questo demone critico che accompagna ed obbliga a non straniarsi dalla realtà ma anzi a rivedere continuamente, alla luce delle nuove esperienze, e teoria e pratica, sta appunto a mio parere lo stato d'animo liberale di un socialista.

Si è detto che il liberale è in fondo uno scettico. Non è vero. E' piuttosto un relativista. Si teme da varie parti che lo stato d'animo liberale conduca ad un indebolimento della teoria e sopratutto a minore fermezza nella fede professata. Ma quanto più solida e radicata è, quella fede che non teme la critica e il lavoro di erosione degli avversari, che anzi lo desidera, e che nel bagno diuturno nella realtà trova sempre nuove ragioni per affermarsi. Ma quanto più forte è, quel partito e quel moto che riconosce il diritto alla vita ai suoi avversari, che anzi quasi direi li desidera, che dichiara di non rinnegare e non rinnega, nel giorno del trionfo, lo spirito di quell'ordinamento liberale che permise ad esso minoranza oppositrice, di crescere e di rafforzarsi, e che a sua volta permetterà l'esistenza e lo sviluppo di altre ideologie e di altri movimenti ancorché contrari!


[Carlo Rosselli, Liberalismo Socialista, 1923]
testo integrale => http://www.erasmo.it/liberale/testi/1252.htm


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