25.01.2006


Segnalo questo articolo da Technology Review, rivista bimestrale del Massachusetts Institute of Technology (MIT), dove si teorizza quella che sarà la prossima rivoluzione politica. Il passaggio da democrazia a comunicrazia. Ovvero il passaggio dall'epoca attuale, caratterizzata da uno scisma tra corpo politico e corpo sociale, a una epoca in cui il sistema comunicazionale renderà la politica una pratica più orizzontale e trasparente, dove il cittadino avrà maggiore influenza decisionale e dove i politici corrotti e malversanti avranno vita più difficile.

Vive le Comunicratie!

Ecco una mia sintesi dell'articolo:

[..] Attraverso le reti si supera il modello comunicazionale moderno, ben incarnato nel mezzo televisivo, fondato su una comunicazione generalista (o di massa), unidirezionale, verticale e tendenzialmente passiva per passare a un altro che privilegia le dimensioni personali o micro-comunitarie, orizzontali e attive dell'interazione.[..]

Le reti sostengono processi di scambio e di interrelazione che travalicano la dimensione della rappresentanza e della delega, mentre sollecitano la partecipazione, la discussione e il coinvolgimento diretto delle diverse comunità. L’azione modellante delle forme tecno-culturali digitali, inoltre, delinea un’architettura socio-politica trasparente, in cui non solo e non tanto la comunità e i decisori sono reciprocamente visibili e l’una e gli altri nudi, difficilmente occultabili da filtri e barriere fisiche, sciolti nei flussi immateriali della comunicazione; la fenomenologia della società trasparente, in modo ancora più radicale, consente a ogni persona di scoprire/vedere la propria natura irriducibilmente politica, di di-mostrare a noi stessi l’animale politico che ci abita.[..]

La rete costituisce il paradigma e la forma emblematica di quella che sarà la post-democrazia - la "comunicrazia" nascente (termine che non rinvia più, come "videocrazia" o "mediacrazia", al mero potere strategico, dall'alto, degli apparati dell'industria culturale, bensì è in grado di focalizzare l'attenzione sulle tattiche e dinamiche sprigionate, dal basso, dalle soggettività che abitano l'altra parte dello schermo; che non si lega più all'astrazione del demos ma alla concretezza della communitas): un sistema che non ha più un centro e un confine spaziale predeterminato, ma che si genera transitoriamente a partire dall'attività delle periferie e sulla base delle connessioni, degli attraversamenti e dei molteplici nomadismi esperiti nei territori virtuali e reali. E' la piattaforma che meglio consente la sinergia postmoderna tra il ritorno dell'arcaico e lo sviluppo tecnologico (M. Maffesoli), tra la risorgenza del sensibile e dell'emozionale e le nuove pratiche di intelligenza collettiva (P. Lévy), o meglio, come sostiene De Kerckhove, connettiva. Essa è uno strumento per eccellenza glocale, che tende a sintetizzare, sino a risolvere nella sua trama linguistica, il corto circuito tra i processi di mondializzazione e quelli di localizzazione. In definitiva, contribuisce a compiere il processo secondo cui si slitta dalla figura emblematica del Re a quella del Suddito.[..]


[Vincenzo Susca, Technology Review, Novembre-Dicembre 2005]
testo integrale => http://www.technologyreview.it/index.php?p=article&a=500


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