02.11.2005


2 Novembre 1975: moriva Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi pensatori
del secolo scorso.

Laicista ed al tempo stesso fermo oppositore della omologazione promossa
dalla nuova "modernità", è stato un attento ed insostituibile osservatore
del passaggio dalla società rurale a quella industriale e del fermento
politico e civile del dopoguerra nel nostro paese.

Non so quanto Pasolini possa avere influito sulla cultura che si è
sviluppata in Italia (probabilmente molto poco), ma sicuramente senza di lui
mancherebbe nel nostro paese uno dei pochi riferimenti di purezza
intellettuale.

"La Chiesa non può che essere reazionaria: la Chiesa non può che essere
dalla parte del Potere; la Chiesa non può che accettare le regole
autoritarie e formali della convivenza; la Chiesa non può che approvare le
società gerarchiche in cui la classe dominante garantisca l'ordine; la
Chiesa non può che detestare ogni forma di pensiero anche timidamente
libero; la Chiesa non può che essere contraria a qualsiasi innovazione
anti-repressiva; la Chiesa non può che agire completamente al di fuori
dell'insegnamento del Vangelo: la Chiesa non può che prendere decisioni
pratiche riferendosi solo formalmente al nome di Dio, e qualche volta magari
dimenticandosi di farlo; la Chiesa non può che imporre verbalmente la
Speranza, perché la sua esperienza dei fatti umani le impedisce di nutrire
alcuna specie di speranza.
"

[Pier Paolo Pasolini, tratto dalla raccolta postuma "Scritti Corsari",
Garzanti, pag. 192]


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